Carriere impantanate, senza evoluzione e crescita

Nonostante il livello di seniority e le competenze che possiedi ti dicono che non sei ancora pronta.

Perché ti accade?

Proverò a raccontartelo in questo audio e lo farò a partire da una storia.

Mi succede ogni volta che ho a che fare con chi o cosa giudico incompetente.

Gli incompetenti guarda proprio non li sopporto e non posso fare nulla di diverso che dirlo.

Però questo mio rigore professionale viene criticato e viene criticato soprattutto dai miei superiori o dai miei colleghi pari grado…del resto io lo so perché, io penso che loro si sentano minacciati.

in fondo loro sono davvero dei mediocri e lo so che nessuno vuole essere messo all’angolo!

Ma come fai quando c’è in gioco il prestigio dell’azienda, o peggio, quando se io non segnalassi quell’errore grossolano, il risultato economico si fotte e il danno che si genera è enorme …, beh, io in quei casi proprio non posso trattenermi.

E ti dico anche che se non lo facessi non mi rispetterei più, sarei proprio uno schifo di professionista, esattamente come quelli che critico tanto.

Inizia così il racconto di una cliente, Maria Teresa, Laurea in ingegneria gestionale e MBA a capo della divisione complemento d’arredo di un’azienda manifatturiera di alta gamma.

E ti assicuro che quelle parole non sono molto diverse da quelle che anch’io avrei pronunciato un po’ di anni fa.

Interrogarmi grazie ad una domanda mi ha aiutato e mi auguro che possa fornire anche a te un solido spunto per la tua riflessione, un cambio di prospettiva.

E la domanda è questa.

Cosa c’è davvero in gioco?

Cosa ti spinge a rischiare di compromettere una promozione tanto meritata quanto desiderata, nel momento in cui l’incompetenza ti si palesa davanti agli occhi?

Proviamo insieme a fare questa riflessione, a entrare e comprendere qual è il meccanismo che si ripete, poiché si tratta proprio di un copione che metti in scena ogni volta che, come dice Maria Teresa, hai a che fare con l’incompetenza degli altri.

Ti anticipo che la soluzione non è rinunciare a dire la tua, o peggio, edulcorare in modo artificiale quello che hai da dire, non funzionerebbe, anzi!

Non sarebbe una buona strategia.

La prospettiva che ho trovato utile per approdare ad una risoluzione è stata quella di osservare la dinamica dal punto di vista dell’incompetente!.

Ovvero di comprendere cosa alimenta il disagio, la vergogna, il dolore per la figuraccia che il tuo intervento provoca nella persona che si sente etichettata incompetente.

Perché? Ti starai chiedendo?

Ha già tutti dalla sua, in primis il mio capo!

Perché come ci insegnano i Profiler i comportamenti seriali si riconoscono a partire dalle vittime e non viceversa! E in questo la tua franchezza ci ha già permesso di identificare il copione, il comportamento seriale.

Tutto parte da qui: tu intervieni sull’incompetenza manifesta con uno scopo preciso e offri una possibilità di correzione per evitare un errore grossolano o un pericolo per la tua azienda.

In cambio però anziché il riconoscimento che ti aspetti, dalla tua azienda, dai tuoi capi, dai tuoi colleghi quello che ricevi è invece un rifiuto o ancora peggio, una punizione.

L’intenzione che ti muove quindi nel sollevare la critica agli incompetenti si traduce per te in un boomerang dai molteplici effetti.

  • L’effetto della promozione annunciata che slitta e slitta e slitta e slitta fino a quando qualcuno, magari anche meno meritevole di te la ottiene.
  • Oppure che il tuo capo interviene in diretta in quel meeting dicendoti che devi sempre fare la professorina, la prima della classe, che fai sempre di tutto per metterti in mostra, che non hai alcuna considerazione degli sforzi e dei sacrifici dei tuoi colleghi. Ti interessa solo avere ragione.
  • O peggio ancora, che quel progetto cui tenevi tanto, perché avrebbe significato per te poter aprire nuove opportunità di crescita e di carriera, venga assegnato ad altri perchè è vero che sei brava ma inadatta a lavorare in team, non sai cosa vuol dire collaborare e tanto meno
    supportare.

Faccio il Punto fino a qui.

Dunque, da quanto hai sperimentato fino ad oggi hai capito

  1. Che di fronte all’incompetenza tu hai una reazione palese che non controlli e che questa produce anticorpi nel tuo sistema.
  2. Che quando questo avviene, all’interno del tuo gruppo di pari, il problema per te si amplifica. Il conflitto degenera in uno scontro fra fazioni.
  3. Che i tuoi superiori non apprezzano il tuo modo di intervenire, anche quando è assolutamente pertinente ciò che obietti e le osservazioni che porti rappresentano buone soluzioni. In sintesi, tu sei quella penalizzata e soprattutto sei in un vicolo cieco dove se non ti esprimi sei delusa da te stesso, se ti esprimi vieni penalizzata dalla tua linea gerarchica e dal contesto. Cosa hai provato a fare fino qui tutte quelle volte che ti sei trovata davanti a conclusioni che gridano una vendetta, di fronte alle quali non puoi stare zitta e non puoi far finta di non aver sentito perché non saresti la professionista
    che sei? Ma sai anche che quando tutto questo succede, chi ne paga le conseguenze in prima persona non è l’incompetenza, ma sei tu. È a te che viene tolto, sei tu che non ricevi. E inoltre vivi tutto questo come assolutamente ingiusto e profondamente illogico, un vero affronto per te abituata a pensare all’azienda come un luogo razionale, fatto da rapporti fra adulti, professionisti e manager che dovrebbero essere una guida per i loro collaboratori.

Con Maria Teresa sono partita proprio dalla stessa domanda che ti ho fatto sopra: anzitutto se aveva un senso per lei ragionare sull’effetto prodotto nei confronti dell’altro, l’incompetente, e una volta ottenuto il suo consenso abbiamo concordato di riprogettare il suo modo di intervenire, cosa avrebbe potuto fare lei per modificare l’effetto valanga generato dai suoi interventi.

Insieme abbiamo individuato il suo modo, la sua strategia efficace per dare valore all’incompetenza, trasformando così la critica in un contributo Maria Teresa non ha rinunciato alla sua missione di migliorare e di correggere quanto necessario per evitare i rischi di soluzione incompetente, ha lavorato per definire anzitutto l’obiettivo del suo intervenire e poi dove porre il focus di attenzione.

Sull’obiettivo, ha riconosciuto che evidenziare la colpa per incompetenza altrui era il peggiore errore da commettere; da qui si generavano la maggior parte dei giudizi negativi sulle sue qualità manageriali.

Sul focus dove portare attenzione, ha compreso che il suo modo attivava una polarizzazione: a favore e contro.

Gli altri potevano solo schierarsi o scomparire …Occorreva riportare il focus sul cosa ottenere, aprire un dibattito, un confronto sul risultato e non alimentare la disputa fra fazioni contrapposte.

Questi due pilastri hanno generato la grande trasformazione per Maria Teresa, una trasformazione che ha prodotto un comportamento in linea con di chi si sa di essere un punto di riferimento riconosciuto – autorevole – e una promozione, per il suo contributo all’azienda in cui lavora.

Ripropongo la domanda del cambio di prospettiva anche a te:

Che cosa c’è in gioco davvero?

Cosa ti spinge a rischiare?

Aspetto di leggerti nei commenti e vederti iniziare la tua trasformazione.

Buon Lavoro!

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