L’autostima non si eredita, si costruisce. Giorgio Nardone
Condivido nel profondo questo aforisma di Giorgio Nardone, per me un Maestro da cui ho imparato molto.
Costruire questa capacità, che ha fondamenta nel chi siamo e si esprime nel farci ottenere ciò che desideriamo, è il risultato in divenire di un’intera esistenza.
Realizzare, giorno dopo giorno, la propria autostima, ovvero avere la piena fiducia che noi, per primi, siamo i migliori partner di noi stessi, e che gli altri non rappresentano una minaccia, semmai possono essere un’opportunità per apprendere qualcosa, è sempre frutto di un percorso.
Un cammino costante, fatto di tappe e di incontri, con noi stessi e con le nostre emozioni.
Un allenamento alla frustrazione che si genera dal percepire la propria imperfezione e dal mancato raggiungimento di risultati, o ancora di piccoli passi che sembrano non portare altrove, soprattutto lontano.
Eppure, è proprio questo viaggio di trasformazione profonda che ci rende abili nell’esprimere la nostra eccellenza e la nostra unicità. Possiamo solo passarci in mezzo e fare i conti con quei “vuoti” da colmare per attivare le vere risorse di cui siamo portatori dalla nascita.
Autostima e fiducia sono le facce della stessa medaglia: saper trasformare il Giudice interiore, che tanto temiamo e che mai ci abbandona, nell’Adulto che desideriamo avere accanto ogni giorno.
Quell’ adulto capace di esprimere sé, potente, gioioso, amato, realizzato, grato e imperfetto.
E’ a lui che dobbiamo sentire di poterci affidare, con la certezza che per noi avrà la cura che ha per sé.
Il viaggio di trasformazione ha inizio da un desiderio: cosa devo fare perché il mio valore sia riconosciuto?
La risposta è molto diversa da quello che ti aspetti: offri a te stesso l’opportunità di sperimentare quella cura che tanto desideri nell’incontro con l’Altro.
Vivi questa relazione speciale. Tu con te stesso!
Comprendine la portata emozionale, energetica e cognitiva. Fai il primo passo. Impara, apprendi come ottenere il successo che desideri ma anche semplicemente qualunque cosa abbia valore per te.
Se noi, per primi, non riusciamo, se non ci fidiamo noi di noi, cosa ci legittima a chiederlo, a volte anche a pretenderlo dagli altri?
Non sono loro a mancare di fiducia o di altro nei nostri confronti: siamo noi che abbiamo poca dimestichezza con il desiderio di cura del proprio valore e confondiamo la fiducia con la condiscendenza.
In realtà desideriamo da un lato stare con persone che assecondano le nostre opinioni e i nostri modi di vedere il mondo e, dall’altro desideriamo corrispondere all’immagine che vorremmo che loro avessero di noi.
Un bel pasticcio relazionale!
Un gioco di potere al ribasso, di rinuncia di sé.
Un groviglio relazionale ripetitivo, anche quando le persone cambiano continuamente, non cambiano né il sapore né l’esito: scarso nutrimento, insoddisfazione, rancore, incomprensione, frustrazione…
E lo schema si ripete così in famiglia, con gli amici, in azienda, con capi e i colleghi, e anche nello sport. Lo schema diventa un modus operandi fin quando non decidiamo di vederlo prima e modificarlo poi.
Il copione e la frequenza con cui si ricade nel gioco dipende ogni volta dal contesto, dai vantaggi che gli attori vi traggono inconsapevolmente, dal sentirsi senza alternativa.
Nessun può sottrarti al copione, la responsabilità di gettarlo via è tutta e solo tua. Sei tu che scegli cosa accogliere e cosa evitare. Puoi accogliere il bisogno di gettare via e respingere oppure se scegli di accoglierlo, non serve però che tu faccia tutto da solo o da sola.
Il coaching potrebbe essere un sostegno, uno specchio, un nutrimento per le tue risorse; potrà offrirti quella cura che ti permette di sperimentare la fiducia di poter trasformare un errore in un modo per apprendere, anziché in un verdetto di insuccesso e condanna.