Il terzo dei comportamenti riparatori è ‘L’atto di fede ossia agire come sempre, lavorando sodo, tenendo giù la testa con umiltà, perché convinti che alla fine premierà.
Ricordo, come già fatto negli articoli precedenti, la trappola è accettare, ritenere quindi giusta, la convinzione del concetto “perfetto vs imperfetto”.
Questo è il blocco che genera l’impedimento e il copione relazionale (malsano) che le persone, in questa trappola, continuano a ripetere all’infinito allo scopo di rendere evidente al mondo di essere meritevoli.
Quando viene messo in atto questo specifico comportamento riparatore, nel nostro cervello scatta questo pensiero: “Divento perfetto se…
- continuo a essere chi sono, mi guardo allo specchio con orgoglio
- alla lunga chi produce risultati, chi è capace, si vede
- i migliori alla fine vincono, se lavoro sodo e sono umili
- i miei capi sono giusti e sapranno ricompensarmi al momento opportuno
- quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare
- non serve uno sponsor quando fai bene il tuo lavoro
Le persone che vivono questa esperienza nella fase di ricerca delle cause che hanno generato la loro colpa rintracciano qualcosa di simile anche nel loro passato: recuperano da soluzioni e strategie che hanno funzionato per loro, anche in un tempo lontano.
Spesso adotta questo comportamento riparatore inefficace anche chi, trovandosi nel tunnel, si è confrontato con colleghi-amici-famigliari pronti a dispensare soluzioni felici, sperimentate in prima persona o frutto di certezze.
Non c’è differenza per loro. La convinzione che fa da padrona è: se in situazioni simili alla mia (o se per qualcuno di simile a me) è stata adottata la tal soluzione che ha funzionato, la conseguenza naturale e automatica è che funzionerà ancora e anche per me
E’ cosí che ha inizio una serie di comportamenti che impongono l’adattamento al presente di soluzioni felici del passato (o indicate da altri come efficaci).
Forti della convinzione della quale si nutrono, questi comportamenti continuano anche quando non generano i risultati desiderati. Si perpetuano, cristallizandosi e diventando quasi degli automatismi.
Proviamo, ancora una volta, ad entrare insieme nel mondo delle cause per cambiare il paradigma.
La presupposizione logica dalla quale parte questa risposta, inefficace e dannosa per la persona, ha importanti radici culturali, pervasive e profonde.
Eccone una sintesi: se fai un lavoro, qualunque esso sia, devi farlo al massimo livello, anche e soprattutto se costa tempo e fatica, e indipendentemente dal fatto che il tuo capo o collega parigrado sia o meno una carogna; la prima ricompensa sarà proprio la coscienza di aver fatto un gran lavoro, e il riconoscimento prima o poi arriverà.
“La vita non è tutta rose e fiori” sembra ricordarci una specie di voce fuori campo e sul lavoro è meglio capirlo subito.
Si tratta quindi di convinzioni, credenze, valori e dogmi capaci di generare una “teoria forte”, quasi una fede, un codice deontologico di comportamento al quale attenersi.
Qual è l’Abitudine di pensiero che si genera?
Piuttosto diffusa e gravida di aspettative.
Infatti, anche se in un tempo lontano, per me o per qualcuno diverso da me ma nel quale io mi ci riconosco (per storia, affetto, frequentazione, scolarità, provenienza…) quella soluzione ha prodotto effetti positivi, è logico aspettarsi che continui a produrli.
Qual è dunque il comportamento riparatore?
Ciechi di fronte all’evidenza e fedeli nell’affermare “abbiamo sempre fatto cosi!”
È logico che sia così!
L’assunto implicito, dato per scontato: poiché siamo ancora qui, abbiamo ragione di credere di essere nel giusto.
Un atto di fede, che non intende ragioni oltre alle proprie, esclude i punti di vista differenti non tanto per paura, quanto per fiducia cieca nel proprio sistema di riferimento.
Va da sé che il circolo vizioso trae quindi la sua autoalimentazione: aspettative deluse rafforzano la convinzione disfunzionale.
Se ti riconosci, se hai colto qualche segnale che ti risuona, non esitare a cercare un aiuto esterno: l’atto di fede in fondo è una scorciatoia della mente per mettere se stessa al riparo da sorprese!