I comportamenti riparatori raccontati attraverso i copioni malsani. (4 di 4)

Il quarto dei comportamenti riparatori è “L’adesione incondizionata, ossia strafare, ingoiando il rospo, insieme alla fatica e al sacrificio, per manifestare maggiore impegno e motivazione”.

Ricordo, come già fatto negli articoli precedenti, che la trappola è accettare, ritenere quindi giusta, la convinzione del concetto “perfetto vs imperfetto”.

Questo è il blocco che genera l’impedimento e il copione relazionale (malsano) che le persone, in questa trappola, continuano a ripetere all’infinito allo scopo di rendere evidente al mondo di essere meritevoli.

Quando viene messo in atto questo specifico comportamento riparatore, nel nostro cervello scatta questo pensiero: “Divento perfetto se…

  • continuo a fare, sempre con maggiore impegno, dimostrando così la mia motivazione, insieme al mio grande spirito di sacrificio perché ci vuole dedizione alla causa
  • il mio sacrificio è ben poca cosa rispetto al valore di quest’organizzazione
  • solo chi è capace di andare oltre sé stesso, sfidare i propri limiti, può emergere
  • i migliori sono quelli che non mollano mai, di fronte agli ostacoli mostrano le loro virtù, in primis la loro tenacia

In questo comportamento riparatore, abbiamo addirittura un rinforzo, rispetto ai precedenti: insistere, continuare a farlo, sempre di più, ad oltranza.

Aggiungo – come immediata riflessione – che a volte, questo comportamento è drammaticamente a discapito del proprio equilibrio o di quello del sistema affettivo.

La convinzione forte è questa: se le soluzioni felici e di successo del passato sono oggi inefficaci per me, è solo perché io non le applico correttamente o costantemente, oppure con la convinzione necessaria!

Dunque, il risultato (secondo questo ragionamento) non dipende dalla soluzione sbagliata, ma dalla sua applicazione.

Morale? Devo farlo di più e meglio, così da perfezionarmi!

Qual è quindi l’Abitudine di pensiero che si genera in questo loop mentale?

Anzitutto la strategia si irrigidisce, perchè ci si concentra esclusivamente sulle cause.

Una volta poi individuata la causa, entra in atto la manifestazione della tenacia, della determinazione, della disciplina, del coraggio, del sacrificio, quindi della dedizione costante e continuativa.

Il pensiero ossessivo diventa quindi che la causa, ossia il male, deve essere estirpato!

Se non si estirpa il male significa che quello che si sta facendo non è abbastanza.

E quindi ci si concentra maniacalmente sull’intensità, l’efficacia, la frequenza, l’intenzione (ossia la determinazione) così che possa essere evidente e condivisibile (da tutti). Così che possa essere indiscutibile.

Qual è quindi il comportamento riparatore che si attua?

“Insomma, ti devi impegnare di più!”

La fatica si arricchisce dunque del senso di colpa e di frustrazione: oltre ad essere sbagliato sei anche uno/una che non si impegna come dovrebbe!

Sei quindi uno/una XXX (lascio a voi, la definizione, il giudizio che emerge da questa trappola che potremmo definire “una condanna senza appello”).

Se ti riconosci, se hai colto qualche segnale che ti risuona, non esitare a cercare un aiuto esterno: in fondo interrompere una situazione così dolorosa e inefficace, è il primo passo concreto verso la soluzione e la tua liberazione.

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Qui puoi intanto leggere la presentazione sintetica del percorso e del suo programma: