Conclusioni sul tema degli impedimenti che ci bloccano

Ma quindi, ora che abbiamo messo a fuoco i principali comportamenti riparatori dei nostri impedimenti, cosa ce ne facciamo?

Negli articoli precedenti ho descritto in sintesi quelle azioni e quei pensieri che si stratificano, giorno dopo giorno, nella nostra mente e che creano, nel tempo degli schemi complessi di funzionamento ( o meglio mal funzionamento).

A ciascuno di essi abbiamo dedicato un approfondimento che ci ha aiutato a comprendere cosa sta dietro, ossia il mondo delle cause.

Ma, ahimé, come sappiamo, una spiegazione non è una soluzione!

Ci aiuta a comprendere meglio e di più ma non basta certamente…

Per quanto sia evidente che ciascuno dei comportamenti riparatori abbia una sua ragione di esistere (principalmente per l’equilibrio della persona che lo adotta) cosa si può fare per disinnescare il meccanismo perverso in cui l’azione disfunzionale diventa ripetuta e costante?

Bisogna prenderne coscienza e interrompere il circuito dell’azione a ripetere (tanto inadeguata quanto abituale) e mettere in atto dei nuovi e diversi comportamenti funzionali.

Non è impossibile, ma è sicuramente molto difficile, riuscire ad attuare questo cambiamento da soli.

Ecco perché ho sempre concluso gli articoli precedenti, esortando, chi si fosse riconosciuto in questi comportamenti, a contattarmi.

No, non è una banale autopromozione, ma un serio tentativo di risvegliare la coscienza di chi, correndo vorticosamente nella ruota che si è autocostruito, non riesce a scendere.

Ho imparato, nei tanti anni di coaching, ma soprattutto ne ho avuto dimostrazione, che ogni storia può essere ri-scritta, portando i professionisti che mi hanno teso la loro mano, non solo a smettere di correre incessantemente su quella inutile ruota, ma a compiere passi in direzioni molto più edificanti e gratificanti per loro.

La spiegazione dei comportamenti disfunzionali favorisce la comprensione (e quindi l’eventuale possibilità di riconoscersi lì dentro) ma per trovare una soluzione concreta e determinante serve ammettere l’illusorio vantaggio che si pensa di trarre da quel comportamento, altrimenti, difficilmente lo si potrà modificare.

La finalità dei comportamenti riparatori è principalmente quella di ri-abilitarci agli occhi del mondo esterno, e quindi di rivendicare il nostro diritto ad essere riconosciuti, così da evitarci il dolore che ne deriverebbe.

Questa è la vera ragione nascosta che autoalimenta il loop.

Io preferisco chiamarla la funzione utile, poiché lo scopo delle nostre emozioni è sempre e solo quello di proteggere la nostra vita e la nostra persona.

Ossia di permettere che la nostra vita prosegua, sentendoci di esistere.

Posso dire con certezza, per mia esperienza personale, che la vita ci mette sempre di fronte a tutto ciò che ci serve.

Tutto quello che ci accade è per noi.

Anche quando è difficile, o ci sembra addirittura impossibile, da accettare.

Abbracciare il processo di accettazione profonda di questo “per noi” è il primo passo per la soluzione: nessuno lo compie in solitaria, il diritto di essere riconosciuti non è una rivendicazione, ma una manifestazione identitaria, quale espressione della complessità del nostro essere.

La strada per la soluzione sta nel soddisfare la propria identità in un modo differente, con attenzione al benessere per la persona e per il suo sistema umano di riferimento.

L’esplorazione di questa identità è il cuore del processo di coaching, già dal primo incontro. E’ lì che avviene lo sblocco dell’impedimento e la possibilità di scegliere in modo differente dal passato.

Scegliere è decidere. La conseguenza è l’azione e la verifica di quanto realizzato,

Se avrai piacere o voglia di contattarmi, sarò felice di conoscerti e ascoltarti.

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Qui puoi intanto leggere la presentazione sintetica del percorso e del suo programma: