La miglior strategia per disinnescare la ricerca disfunzionale della perfezione me l’ha suggerita Erica Holland con questa sua esclamazione “Meglio fatto, che perfetto!”.
Come professionisti, high performer, spesso ci ritroviamo nella dannata trappola della perfezione. Rivedere e correggere una presentazione, rimandare il colloquio con un collega o con il proprio capo ad un ipotetico momento giusto, ascoltare per l’ennesima volta un collaboratore difficile, senza dare un feedback autentico sulle sue responsabilità, illudendosi che si crei la situazione giusta per farlo… Questi sono solo alcuni esempi di comportamenti spia che ci dicono che stiamo rimandando una nostra azione o una nostra scelta, in attesa di un ipotetico domani ideale, di raggiungere una versione ineccepibile, o che si concretizzi un momento magico.
Cosa si cela dietro questo comportamento? Cela lei, sempre e solo una paura.
La paura di un dolore insopportabile (o meglio, che crediamo insopportabile!) che deriva dall’idea di fallire o di deludere.
È la paura di perdere qualcosa di veramente importante, la propria identità (chi sono) e la reputazione (cosa dicono di me).
Mentre leggi le mie parole, cosa emerge nella tua testa o dalla tua pancia?
Quali riflessioni e insight ti arrivano? Quali emozioni e sensazioni provi?
Aspetto di leggerti nei commenti.
Ti lascio con questa frase: la ricerca della perfezione non è altro che l’esplicita manifestazione dell’insicurezza.