Le etichette ti vanno strette?

Le etichette, come le categorie, sono delle vere e proprie  generalizzazioni. 

Difficilmente corrispondono a qualcuno in carne e ossa. Il loro valore è quello di rappresentare una categoria, mettendone in luce le caratteristiche salienti e non certo tutte. E’ per questo che  ci vanno strette, la nostra unicità ne soffre, anzi ne viene mortificata: le etichette raccontano una versione ridotta di noi.

Anche io, nel presentare il percorso di gruppo Relationshift, ho avuto bisogno di caratterizzare il target, di darne alcune descrizioni, riconducibili ad uno specifico tipo. Ho dovuto quindi anche io etichettare per permettere ai miei potenziali clienti di riconoscere i loro comportamenti, almeno alcuni, i determinanti.

Questo processo di etichettatura, prevede di includere alcune specificità e di escluderne altre.

Includere ed escludere sono comportamenti inevitabili dell’agire quotidiano, derivano da scelte operate a monte, incarnano decisioni coerenti ad una strategia utile per ottenere qualcosa. Consapevolmente o inconsapevolmente.

Se anche per te è fastidioso o riduttivo riconoscerti in qualche forma di categoria, se il tuo stesso job title ti va stretto, se i riconoscimenti che ricevi ti suonano come impersonali, quindi validi per chiunque, è arrivato il momento di togliere l’etichetta di “outsider”, che porti in giro senza neanche accorgertene.  

Non sentirsi di appartenere a nessuna categoria, ovvero essere l’eccezione,  rivela alcuni indizi importanti che oggi ti bloccano. Ti fanno stare dove sei.

Se lo desideri sarò felice di confrontarmi e approfondire le tue scoperte.

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Qui puoi intanto leggere la presentazione sintetica del percorso e del suo programma: