Il linguaggio: uno strumento indispensabile per un leader

L’approccio sistemico-strategico, fondamenta dei miei percorsi, pone un’attenzione fondamentale al linguaggio.

E’ infatti il linguaggio che utilizziamo per dare un nome alle cose, per descrivere e raccontare la realtà, che struttura la nostra percezione.

È quindi  il linguaggio che definisce, da forma alla realtà, personale e organizzativa.

Cosi come è sempre il linguaggio a dare forma al pensiero. E non viceversa!

Cosa accade alla mia quotidianità se questo assunto diventasse una mia  preziosa convinzione?

Vi faccio  un esempio per meglio comprendere quanto vi sto raccontando:

Se dico: “Aiuto! Questa crisi è devastante, come facciamo a venirne fuori?”

Oppure se invece riformulo e dico: “La situazione è complessa e stimola le nostre migliori abilità: queste ci aiutano a trovare le soluzioni più efficaci e nuove per rimetterci in gioco”.

Avremo uno stesso fatto raccontato, rappresentato linguisticamente, da due distinte e differenti percezioni della realtà.

Diventa quindi strategico  porsi queste domande: Come cambia la mia percezione della situazione? Che effetto produce sulla mia possibilità di agire?

Per comprendere meglio questo concetto, apriamo una finestra su come funziona la meccanica di base dell’esperienza umana, ovvero come percepiamo la realtà.

Si tratta di una competenza cruciale poiché apre per noi una prospettiva d’azione completamente diversa.

Il linguaggio è la facoltà umana che traspone in parole la nostra mappa del mondo.

Quello che ci circonda e che vediamo, tocchiamo, annusiamo, assaporiamo, ascoltiamo è la realtà esterna a noi.

A questo punto dovrei parlarvi della Rappresentazione Neurobiologica della Realtà attraverso i cinque sensi, ai quali si aggiunge anche la dimensione energetica: non lo farò poichè richiederebbe una lunga digressione teorica, un pippone!

Parto da un’esperienza che in molti certamente abbiamo fatto: in qualche circostanza della vita quanto detto, le parole espresse con un’intenzione, hanno prodotto effetti se non contrari, inaspettati e indesiderati.

Perchè?  Le parole creano la realtà ovvero ogni parola letta o ascoltata dà luogo ad una determinata immagine alla quale è associata una reazione chimica che viene innescata.

La reazione chimica, specifica, si traduce in un comportamento (azione e pensiero) altrettanto specifico: una mappa personale, la mappa di realtà.

Dunque se voglio comprendere e imparare come parlare per beneficiare di interazioni efficaci,  dovrò anzitutto conoscere le reazioni che il linguaggio produce, in me e negli altri, come incide sulla mappa.

Ciò che sembra ovvio, naturale per noi, secondo la nostra mappa, quindi secondo la nostra personale Realtà, ancora una volta non è così ovvio per gli altri.

Per un manager, a maggior ragione per un Leader, il linguaggio è strumento indispensabile, dal quale non può prescindere: nessuno di noi può prescindervi se desidera una vita rispondente ai propri desideri.

Questo ed altri argomenti saranno trattati nel mio percorso Relationshift – Empower your Leadership. Per avere tutte le info e per poterti iscrivere, prenota la tua call gratuita con me.

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Strutturalmente, noi esperiamo una Rappresentazione Neurobiologica della realtà attraverso i 5 sensi, ovvero i filtri fisiologici costituiti dai nostri canali sensoriali. Come esseri umani, non possiamo fare altrimenti.

Oltre ai nostri 5 sensi, gli studi più recenti aggiungono anche un 6 senso, il piano energetico, che deriva dal nostro funzionamento neurofisiologico ed elettrico. In questa visione sensoriale, noi veniamo definiti campi di energia informata, in grado di scambiare energia appunto, con gli altri campi energetici (ossia le altre persone). Scambiamo informazione.

La maggior parte di tutta questa esperienza sensoriale ed elettrica, diviene una Rappresentazione Linguistica della Realtà, proprio grazie al linguaggio che codifica appunto l’esperienza soggettiva che ne facciamo.

È questa Rappresentazione Linguistica ciò che ciascuno di noi chiama Realtà e ad essa noi ci riferiamo quando parliamo di Mappa.

La Mappa descrive il nostro funzionamento, il modo in cui ciascuno di noi funziona.

Questa è l’implicazione più importante nelle relazioni, con noi stessi e con gli altri.

Ognuno di noi dà per scontato che le mappe, le nostre e quelle dell’altro, coincidano, poiché tutti chiamiamo la nostra mappa Realtà.

Errore degli errori: non esiste e non può infatti esistere una Realtà unica e oggettiva.

Mentre costruiamo la nostra mappa, noi operiamo continue selezioni personali fra tutti gli elementi costitutivi della realtà fisica esterna (i dati sensoriali ed elettrici appunto). Lo facciamo per una necessità di funzionamento neurobiologico. Il nostro cervello andrebbe in cortocircuito se tenesse in considerazione allo stesso modo tutti i dati raccolti.

Queste selezioni, conosciute come generalizzazioni, cancellazioni e distorsioni, poiché sono presenti nel linguaggio, contribuiscono alla formazione dei nostri pensieri sulla realtà.

Gli elementi costitutivi originari che abbiamo filtrato attraverso i canali sensoriali, non scompaiono, rimangono in qualità di residui nelle nostre memorie inconsce.

Questa modalità di funzionamento è caratteristica dell’esperienza umana e quindi funge da filtro rispetto al tutto.

Sappiamo inoltre dalle neuroscienze (grazie alle importanti scoperte sui neuroni specchio, situati nella corteccia prefrontale, la parte più recente del nostro cervello )che per il cervello fare una cosa o osservare qualcuno che la fa o, ancora oltre, immaginare di farla, è indifferente dal punto di vista della realtà: per lui è un’istruzione su come fare qualcosa, è un apprendimento per imitazione.

Se è quindi il linguaggio che dà forma alla realtà, la qualità del linguaggio che utilizziamo per descriverla, diventa una competenza fondamentale per strutturare una percezione della realtà che sia funzionale per noi, per gli altri, e dunque per la relazione tra noi, l’altro e il contesto.

La scarsa precisione del linguaggio, ovvero l’abitudine di esprimersi in modo vago e confuso, di dare indicazioni imprecise, di non chiarire (neppure a noi stessi) che cosa esattamente desideriamo comunicare, qual è l’intenzione delle nostre parole, o che cosa ci aspettiamo dall’altro, è una delle abitudini più comuni e più disfunzionali della comunicazione.

Descrivere qualcosa è molto diverso da interpretare quel qualcosa: confondere i due passaggi genera una percezione della realtà vaga e confusa e dà adito a conflitti intrapersonali e interpersonali.

Facciamo un esempio: quando fai così, lo trovo insopportabile! (così cosa?!?!?!)

E ancora: Cosa vuoi ottenere? Voglio che il mio capo mi rispetti! (riguardo a cosa?!?!)

Quanto spesso diamo o riceviamo, a noi stessi e agli altri, indicazioni vaghe, prive di informazioni di contesto, di riferimenti spaziali, di modalità temporali e ci aspettiamo di capire, o che gli altri capiscano?

Ciò che sembra ovvio per noi, secondo la nostra mappa, quindi secondo la nostra personale Realtà, ancora una volta non è così ovvio per gli altri.

Per un manager, a maggior ragione per un Leader, il linguaggio e il suo utilizzo sono leve indispensabili per funzionare all’interno delle organizzazioni, ma anche semplicemente, all’interno delle normali situazioni di vita reale.

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