Super competente eppure ti senti fuori posto

Per anni in azienda mi sono sentita super competente e, contemporaneamente, fuori posto.

Vivevo sempre, come sorpresa amara, le decisioni su promozioni, assegnazioni di progetti, assunzioni, che quasi sempre non corrispondevano alla mia logica di competenza e merito.

Ecco quello che ho imparato sui sistemi complessi, il riconoscimento del merito, le logiche di bisogno e che può essere utile anche a te.

Ero la migliore coordinatrice di progetto, una tra le migliori formatrici e coach – così dicevano le mie valutazioni semestrali e annuali – eppure per lo sviluppo della leadership dei giovani leader a livello italiano, stavano per scegliere un candidato meno capace e meno qualificato di me.

E per poco non ci riuscivano!

  • Lavoravo da anni con tutte le realtà territoriali della federazione
  • La mia competenza e la mia professionalità erano da tutti apprezzate e riconosciute
  • I successi dei percorsi che avevo progettato e realizzato fino a quel momento, erano dati, numeri e tabelle. Tutto nero su bianco. Evidenze concrete, per nulla ipotetiche o presunte. Ci ho messo molto tempo a capire che sotto gli occhi di tutti, la mia fierezza competente, il mio rigore e la mia cura nell’esecuzione erano lette anche come “rigidità”. Ed ecco quindi comparire un’altra faccia della luna. Quella che non si vede, che non si conosce e che porta con sé il dubbio che
    possa nascondere un pericolo.

La mia reputazione era quella della Referent Power, l’eccellente esecutrice, ma era anche di quella “tutta d’un pezzo”! E difronte ad una sfida che il nuovo governo dell’organizzazione chiedeva, io sarei stata in grado di accoglierla?

Avrei saputo generare l’integrazione delle diverse parti, indispensabili per realizzare il progetto di change che la transizione organizzativa esigeva?

E ancora, In che modo la mia leadership avrebbe collaborato con la nuova, senza il rischio di subordinazione, nel contesto di incertezza che il futuro porta con sé?

Non mi ero mai posta queste domande e tantomeno avevo mai considerato questa una prospettiva possibile.

La prospettiva organizzativa, i bisogni inespressi, molto spesso non formalizzati eppure presenti.

Quando ho trovato le risposte a quelle domande ho capito cosa mi mancava: la mia parte da stratega, la capacità sottile, di far accadere le cose che occorre fare, era assolutamente invisibile al mondo. Era nascosta. E il mondo aveva un disperato bisogno di questa parte, per questo la cercava altrove.

Così ho imparato a considerare l’organizzazione come “persona”, con i suoi bisogni e i suoi giudizi.

Ciò che oggi desidero fortemente è che i professionisti competenti e motivati, nel portare benessere e innovazione nelle aziende, non vengano tagliati fuori perché la loro reputazione tutta d’un pezzo impedisce al mondo di vedere cos’altro sta dietro.

Io fino a quel momento non avrei saputo cos’altro fare: ho cambiato il mio punto di vista perché qualcuno mi ha fatto da specchio, mi ha aiutata ad osservare le cose in un altro modo.

E’ da qui che ho preso lo spunto per creare il percorso “Relationshift: Empower your Leadership”, per offrire uno spazio protetto e strutturato per osservare la propria dinamica da un altro punto di vista.

Ve lo presenterò nei prossimi giorni.

Ad ogni modo si tratta di un percorso interamente dedicato a costruire la raffinata la capacità strategica di rispondere al bisogno delle organizzazioni, dopo averlo ascoltato e senza dover rinunciare a sé stessi, alla propria etica ed integrità.

La risposta a quel bisogno è la capacità di esercitare il potere di guidare senza condurre.

La capacità politica si impara, si allena, si potenzia solo in un gruppo di pari.

Se desideri condividere le tue riflessioni scrivimi qui nei commenti e sarò felice di poterti rispondere.

Per avere tutte le info e per poterti iscrivere al percorso, prenota la tua call gratuita con me. Sarò felice di rispondere a tutte le tue domande

Qui puoi intanto leggere la presentazione sintetica del percorso e del suo programma: